Cassazione Civile Sezioni Unite n. 25036 del 07/11/2013
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONI UNITE CIVILI
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. ROVELLI Luigi Antonio – Primo Presidente f.f. – Dott. TRIOLA Roberto Michele – Presidente di Sez. – Dott. RORDORF Renato – Presidente di Sez. – Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere – Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere – Dott. SALVAGO Salvatore – Consigliere – Dott. AMATUCCI Alfonso – Consigliere – Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere – Dott. VIRGILIO Biagio – rel. Consigliere – ha pronunciato la seguente:

sentenzasul ricorso 24369-2011 proposto da: SARL A.B. T A, in persona del legale rappresentante pro-tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE, presso lo studio dell’avvocato P G, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato L S, per delega in calce al ricorso;

– ricorrente – contro
TFE V I S.A., in persona del legale rappresentante pro-tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA, presso lo studio dell’avvocato F G, che la rappresenta e difende, per delega in calce al controricorso; T S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore, T.R. A IN LIQUIDAZIONE, in persona del liquidatore pro- tempore, elettivamente domiciliate in ROMA, VIALE, presso lo studio dell’avvocato B F, rappresentate e difese dall’avvocato C M, per delega in calce al controricorso;

– controricorrente –
avverso la sentenza n. 1270/2010 della CORTE D’APPELLO di TORINO, depositata il 06/08/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 08/10/2013 dal Consigliere Dott. B V;

uditi gli avvocati G P, G F, F B per delega dell’avvocato M C;

udito il P.M. in persona dell’Avvocato Generale Dott. C P, che ha concluso per l’inammissibilità, o comunque rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo
1.1. La s.a.r.l. A.B. T A, società di diritto francese, convenne dinanzi al Tribunale di Torino la società, anch’essa francese, TFE V I, nonchè la TARK s.r.l. e la T.R. A di K T e C. s.a.s., aventi sede a Torino. Espose che aveva incaricato la TFE del trasporto in Italia di alcuni pallets di formaggio fuso del valore di Euro 12936,32, con destinazione alla ditta F di Parma; che la TFE aveva a sua volta incaricato del trasporto la T s.r.l. e la T.R. A; che, a seguito di disguidi, la merce non era stata consegnata alla destinataria ed era stata depositata nel magazzino della TK; che la nuova acquirente aveva rifiutato la merce per deterioramento, derivato, come appurato a seguito di accertamento tecnico preventivo, da cattiva conservazione nel magazzino della T. La società attrice chiese, pertanto, al Tribunale di Torino di pronunciare la risoluzione del contratto e di condannare tutte le convenute al risarcimento del danno in proprio favore, in misura pari al valore della merce perduta, oltre rivalutazione ed interessi. La TFE V I, costituitasi in giudizio, eccepì innanzitutto il difetto di giurisdizione del giudice italiano, appartenendo essa al giudice francese in virtù di una clausola contenuta nel contratto. Per il resto, per quanto qui interessa, chiese il rigetto della domanda e, in subordine, che fosse dichiarata unica responsabile del danno la T. Anche le altre convenute chiesero il rigetto della domanda. Il Tribunale di Torino, rigettata l’eccezione di difetto di giurisdizione, condannò la sola TFE al risarcimento del danno nei confronti della società attrice, non avendo ravvisato nella specie un contratto di trasporto cumulativo e ritenendo tardiva la domanda riconvenzionale proposta dalla TFE nei confronti della T.

1.2. Avverso tale sentenza propose appello la TFE, reiterando innanzitutto l’eccezione di difetto di giurisdizione del giudice italiano. Si costituirono, resistendo all’appello, la A.B. T A, la quale propose anche appello incidentale, e le altre società. Con sentenza depositata il 6 agosto 2010, la Corte di appello di Torino, per quanto qui interessa, ha accolto il motivo dell’appello principale relativo alla questione di giurisdizione (con assorbimento degli altri), dichiarando, nei rapporti tra A.B. e TFE, la giurisdizione dell’autorità giudiziaria francese: ha ritenuto, in particolare, che l’art. 12 delle condizioni generali di contratto contiene una proroga convenzionale della competenza giurisdizionale in favore dell’Autorità giudiziaria francese, clausola che trova la sua disciplina nell’art. 23 del Regolamento CE n. 44/2001, il quale espressamente prevede che le clausole aventi un tale oggetto determinano, anche in difetto di esplicita previsione, la competenza giurisdizionale esclusiva del giudice in esse indicato. Il giudice a quo ha, poi, rigettato l’appello incidentale della A.B., ribadendo che il contratto in esame non può essere qualificato come contratto di trasporto cumulativo, bensì di trasporto con subtrasporto. Ha aggiunto che solo in appello, e quindi con domanda nuova inammissibile, la società aveva alluso anche ad un titolo di responsabilità extracontrattuale delle società italiane convenute.

2. Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione la s.a.r.l. A.B. T A, articolato in due motivi.

3. Resistono con controricorso la TFE V I s.a. (la quale eccepisce preliminarmente l’inammissibilità del ricorso per nullità della procura), nonchè, con unico atto, la T s.r.l. e la T.R. A s.a.s., in liquidazione.

4. La TFE ha depositato memoria.

Motivi della Decisione
1. Come detto in narrativa, la TFE V I s.a. eccepisce in via preliminare, nel controricorso e nella memoria, l’inammissibilità del ricorso per “inesistenza e/o nullità della procura” del ricorrente, rilasciata con sigla illeggibile “da parte di un soggetto non nominato nel ricorso, nè identificato nella persona nè nella qualità, residente all’estero e senza indicazione di luogo, di data e prova di certificazione o legalizzazione della firma e dei poteri”.

L’eccezione è fondata.

Deve essere, infatti, ribadito il consolidato principio della giurisprudenza di questa Corte, anche a sezioni unite, secondo il quale l’illeggibilità della firma del conferente la procura alla lite, apposta in calce od a margine dell’atto con il quale sta in giudizio una società esattamente indicata con la sua denominazione, è irrilevante, non solo quando il nome del sottoscrittore risulti dal testo della procura stessa o dalla certificazione d’autografia resa dal difensore, ovvero dal testo di quell’atto, ma anche quando detto nome sia con certezza desumibile dall’indicazione di una specifica funzione o carica, che ne renda identificabile il titolare per il tramite dei documenti di causa o delle risultanze del registro delle imprese: in assenza di tali condizioni, ed inoltre nei casi in cui non si menzioni alcuna funzione o carica specifica, allegandosi genericamente la qualità di legale rappresentante, si determina nullità relativa, che la controparte può opporre con la prima difesa, a norma dell’art. 157 cod. proc. civ., facendo così carico alla parte istante d’integrare con la prima replica la lacunosità dell’atto iniziale, mediante chiara e non più rettificabile notizia del nome dell’autore della firma illeggibile; ove difetti, sia inadeguata o sia tardiva detta integrazione, si verifica invalidità della procura ed inammissibilità dell’atto cui accede (Cass., sez. un., nn. 4810 e 4814 del 2005, seguite, tra le più recenti, da Cass. nn. 14190 del 2011 e 4199 del 2012).

La ratio dell’enunciato principio risiede nelle considerazioni secondo le quali: a) il conferimento mediante procura dell’incarico difensivo, integrando una manifestazione di volontà, è atto della persona fisica, stia essa in giudizio in proprio ovvero in nome e per conto altrui; b) la manifestazione di volontà è tale in quanto sia conosciuta o conoscibile l’identità dell’autore; c) la questione attinente a tale conoscenza o conoscibilità, nel caso di rappresentanza, è prioritaria ed autonoma rispetto a quella della sussistenza del potere rappresentativo; d) solo se e dopo che sia noto il soggetto definitosi come rappresentante è possibile e conferente indagare sulla rispondenza a realtà della relativa enunciazione: le due problematiche non sono sovrapponibili e, correlativamente, i dati riguardanti la spettanza del potere di rappresentanza sono rilevanti esclusivamente in un momento successivo (ed eventuale), ove il potere stesso sia in discussione. Nella fattispecie, sussistono le condizioni in presenza delle quali la procura deve ritenersi invalida, poichè la firma del soggetto conferente la procura è del tutto illeggibile (trattandosi, in realtà, di una mera sigla), senza che il suo nome risulti nè dal testo della procura stessa, nè dall’intestazione del ricorso, e senza che, nell’uno o nell’altra, sia indicata alcuna specifica funzione o carica del soggetto medesimo, che ne renda identificabile il titolare. Va aggiunto – ancora in applicazione dei principi affermati dalle pronunce delle sezioni unite sopra citate – che l’invalidità è stata eccepita nel primo atto difensivo (controricorso) e che la controparte nulla ha replicato al fine di consentire l’identificazione del sottoscrittore.

2. In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

3. Va rilevata anche l’inammissibilità del controricorso della T s.r.l. e della T.R. Ai s.a.s. (il cui difensore ha comunque partecipato alla discussione orale), poichè non è stato depositato l’avviso di ricevimento relativo alla notifica eseguita a mezzo del servizio postale.

4. La ricorrente va conseguentemente condannata alla refusione delle spese del giudizio di cassazione in favore delle altre parti, nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.
La Corte, a sezioni unite, dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna la ricorrente alle spese, che liquida, in favore della TFE V I s.a., in Euro 3000,00 per compensi, oltre ad Euro 200,00 per esborsi ed agli accessori di legge, e, in favore della T s.r.l. e della T.R. A s.a.s. in liquidazione, in complessivi Euro 2000,00 per compensi, oltre ad Euro 200,00 per esborsi ed agli accessori si legge.

Così deciso in Roma, il 8 ottobre 2013.

Depositato in Cancelleria il 7 novembre 2013